Scrutando l'aurora

di JEAN DELUMEAU

Un cristianesimo per domani.

Edizioni Messaggero Padova



Studioso della storia del Cristianesimo, tra i più noti a livello europeo, Jean Delumeau ha pubblicato numerose opere, sia di carattere storico che di riflessione sui principali problemi del Cristianesimo attuale. Riconosco in lui un credente laico esemplare, perché, pur essendo impegnato come catechista nella Comunità ecclesiale in cui vive, non esita a trattare i contenuti dottrinali e disciplinari della Chiesa con competenza e spirito critico, insistendo sulla necessità di una rinnovata forza creatrice, se si vuole assicurare un futuro al Cristianesimo.

Eccone alcuni frammenti.

• Il cristianesimo sta per morire? Oggi non si può più confondere cristianesimo e chiese. Sembra che i giovani europei si disimpegnino sempre più dalle strutture istituzionali. Ma chi ci assicura che il futuro del cristianesimo passi necessariamente attraverso il mantenimento delle istituzioni ecclesiastiche attuali? (p. 15).

• Il rifiuto della colpa ereditaria. Che un figlio debba subire le conseguenze del fallimento del padre è evidente. Ma questo non significa che sia “colpevole” della cattiva gestione del padre. È questa confusione che fu eretta a dogma dalla dottrina tradizionale del peccato originale in Occidente, malgrado Gesù ed Ezechiele (p. 78).

• L’onnipotenza del Calvario. È l’onnipotenza del Calvario che rivela la vera natura dell’onnipotenza dell’essere infinito. L’umiltà dell’amore ci dà la chiave: ci vuole poca po-tenza per esibirsi, ce ne vuole molta per annullarsi. Dio è una potenza illimitata di auto-annullamento. Dio è infinitamente ricco; ma ricco in amore, non in avere… Ricchezza in amore e povertà sono sinonimi. Dio è sovranamente indipendente, dunque libero. Ma libero di andare fino all’estremo dell’amore. L’estremo dell’amore è la rinuncia all’indi-pendenza. Al limite, è la morte (p. 95).

• Autorità e autoritarismo. L’autorità clericale è ancora troppo forte. Qua e là dei laici si scoraggiano senza un riconoscimento e uno statuto sufficientemente chiaro. Alcune donne hanno la sensazione di essere escluse a un certo livello di responsabilità. Come non auspicare delle innovazioni radicali, dei rinnovamenti importanti?[…] Le rivendicazioni dei “riformisti” riguardano essenzialmente tre punti: autolimitazione del potere papale; diminuzione di quello della curia romana; valorizzazione della collegialità e, più generalmente, dell’autonomia delle chiese regionali e locali (p. 124).

• Gesù, “il Dio inatteso”. Penso in ogni caso e insieme con molti cristiani che l’ecumenismo passi attraverso una relativizzazione delle istituzioni ecclesiali, che sono fatte per i fedeli e non viceversa. Una cosa è il futuro delle chiese, un’altra cosa il futuro del cristianesimo. Io scommetto, da parte mia, sul futuro del cristianesimo. Gesù è stato, secondo una bella espressione di Gérard Bessière, “il Dio inatteso”. E può riservarci ancora molte sorprese (p. 130).

[fra Ermanno]

 

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