Conversazione notturne a Gerusalemme

di CARLO MARIA MARTINI


Sul rischio della fede.

Ed. Mondadori


In queste conversazioni con un gesuita austriaco, che vive in-sieme ai bambini di strada in Romania e in Moldavia, Carlo Maria Martini, liberato dai limiti inevitabili che ogni ruolo impone, offre squarci sul futuro della Chiesa e del mondo che possono riaccendere in noi la speranza. Eccone dei frammenti.
 “Dobbiamo imparare a vivere la vastità dell’ “essere cattolici”… Gli uomini si allontanano dai propri documenti di base, dai Dieci comandamenti, e si costruiscono una propria religione. Non puoi rendere Dio cattolico. Dio è al di là dei limiti e delle definizioni che noi stabiliamo. Nella vita ne abbiamo bisogno, è ovvio, ma non dobbiamo confonderli con Dio, il cui cuore è sempre più vasto. Egli non si lascia dominare o addomesticare. Per proteggere questa immensità non conosco modo migliore che continuare sempre a leggere la Bibbia” (p. 20).
 “Dove esistono ancora conflitti arde la fiamma, lo Spirito è all’opera. Nella ricerca di col-laborazioni e vocazioni religiose dovremmo forse prestare attenzione innanzitutto a coloro che sono scomodi e domandarci se proprio questi critici non abbiano in sé la stoffa per diventare un giorno responsabili e alla fine sognatori. Responsabili che guidino la Chiesa e la società in un futu-ro più giusto e “sognatori” che ci mantengano aperti alle sorprese dello Spirito Santo, infondendo coraggio e inducendoci a credere nella pace là dove i fronti si sono irrigiditi” (p. 61).
 “Non mi spaventano tanto le defezioni dalla Chiesa o il fatto che qualcuno abbandoni un in-carico ecclesiastico. Mi angustiano, invece, le persone che non pensano, che sono in balia degli eventi. Vorrei individui pensanti. Questo è l’importante. Soltanto allora si porrà la questione se siano credenti o non credenti. Chi riflette sarà guidato nel suo cammino. Ho fiducia in questo” (p.a64).
 “Il celibato è un altro argomento. Questo tipo di vita è oltremodo impegnativo e presuppone una profonda religiosità, una comunità valida e forti personalità, ma soprattutto la vocazione a non sposarsi. Forse non tutti gli uomini chiamati al sacerdozio possiedono questo carisma. Da noi la Chiesa dovrà escogitare qualcosa. Oggi a un parroco vengono affidate sempre più comunità, oppure le diocesi importano sacerdoti di culture straniere. Questa a lungo termine non può essere una soluzione. La possibilità di consacrare viri probati (uomini esperti, di provata fede e capa-cità relazionali) dovrà in ogni caso essere discussa” (p. 100).
 “Gli ecclesiastici devono chiedere perdono alle donne per molte cose, ma, soprattutto, oggi devono considerarle maggiormente come interlocutrici… Per quanto riguarda la direzione della Chiesa vorrei, tuttavia, invitare alla pazienza: essa scoprirà sempre più le possibilità delle donne... La nostra Chiesa è un po’ timida”(p. 107).
 “Consegna ai tuoi figli un mondo che non sia rovinato. Fa’ sì che siano radicati nella tradizione, soprattutto nella Bibbia. Leggila insieme a loro. Abbi profonda fiducia nei giovani, essi risolveranno i problemi. Non dimenticare di dare loro anche dei limiti. Impareranno a sopportare difficoltà e ingiurie se per loro la giustizia conta più di ogni altra cosa” (p. 124).
E concludo: un’ottima lettura per il tempo estivo di ricreazione.
 

[fra Ermanno]

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