Elogio del matrimonio, del vincolo e altre follie

di CHRISTIANE SINGER

 Servitium

È difficile trovare dei testi che parlino del matrimonio senza cadere nella retorica o nel facile moralismo. Singer ci è riuscita benissimo, e ci ha regalato un libro prezioso, stimolante, graffiante, seducente, ispirato da saggezza e follia. Un libro che anche tu dovresti leggere.

Eccone qualche frammento:

• “Fra il desiderio profondo di legarsi, di impegnarsi corpo e anima, e il desiderio ugualmente profondo di conservare la propria libertà, di sfuggire a ogni legame, che caos! Ma per vivere queste esigenze contraddittorie e di pari dignità senza venir dilaniato non c’è da aspettare soccorso né dalla filosofia, né dalla morale, né da nessun sapere costituito. Probabilmente i soli modelli adatti a consentirci di procedere sono l’alto volteggio e l’arte del funambolo. Un matrimonio non si contratta. Si danza. A nostro rischio e pericolo”. (Introduzione)

• “Questo è ciò che rende il matrimonio così forte e così indistruttibile: unire un uomo e una donna attorno a un progetto. A un progetto folle. Spesso votato all’insuccesso. A una sfida quasi impossibile da realizzare e imperiosa da osare. Il dramma sarebbe non tentare l’impossibile, rimanere, per una vita intera, alla misura di quel che si può”. (p. 17)
• “La prima di tutte le fedeltà la dobbiamo alla Vita che è in noi. Questa fedeltà, in certi momenti cruciali, può somigliare, vista dal di fuori, a un’infedeltà. […] Ci sono dei richiami nell’ordine del quotidiano (un bisogno di solitudine - un desiderio di viaggio, di ripiegamento, di arretramento, di ritiro - un’amicizia appassionata) che dicono all’altro: “Tu mi hai amato per questa vita che mi abitava. Essa rischia di inaridire. Per farla di nuovo zampillare devo fare questo passo che forse ti spaventa; ma devo farlo per rispetto verso di me e verso di te”. (p. 60)

• “Dire: “Amare è liberare l’altro dalle mie buone intenzioni - e da me stesso” può sembrare eccessivo. Tuttavia è distaccandomi da te e radicandomi in me che io comincio veramente ad amare”. (p. 62)

• “L’altro è la frontiera che la Vita ha innalzato davanti a te, affinché tu non sia pervertito dalla tua onnipotenza” […]. “Tu arriverai fin qui e non più in là. Qui inizia il regno dell’alterità nel quale non si entra. Le tue onde sbatteranno contro le scogliere e si rotoleranno sulle spiagge e voi vivrete di questo gioco furioso e tenero, di questo mormorio, di questo fragore, di questo muggito senza mai fine. Ma non sognarti di revocare la dualità. La fusione dei Due in Uno è opera divina. Solamente l’éros può farcela furtivamente assaporare. E la morte”. (p. 63)

• “Se uno degli sposi non sopporterà che l’altro vibri, viva e ami al di fuori della sua presenza, se si mette a sognare d’essere la sola fonte della sua felicità, può avere almeno una certezza: quella di diventare molto presto la sola fonte della sua disgrazia”. (p. 64)

• “I figli hanno davvero bisogno di un’unica cosa. Non di un amore puntato su di loro come un’arma bianca. Soltanto di crescere all’ombra dell’amore di un uomo e di una donna”. (p. 85)
 

[fra Ermanno]

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