Il sapore della fede

di BATTISTA BORSATO

EDB

In questo libro Don Battista Borsato ci guida in modo seducente nel passaggio dalla fede del dovere alla fede del desiderio. È indicativa l’osservazione di Simone Weil: “Là dove manca il desiderio di incontrarsi con Dio, non vi sono credenti, ma povere caricature di persone che si rivolgono a Dio per paura e per interesse”. Ecco un libro “solare” che ogni catechista dovrebbe leggere o almeno regalare ai sacerdoti della parrocchia, perché lo usino come testo base nei percorsi di formazione dei catechisti.
Eccone alcuni frammenti.
• Educare a credere o ad amare? Il card. Martini in un’intervista si esprime così: «Non parlo mai di credenti e non credenti, ma di pensanti e non pensanti». Pensare significa mettere in discussione ciò che si pensa, vuol dire che il proprio pensiero non è tutto o può essere addirittura sbagliato. E allora ci si mette in ascolto dell’altro, degli altri. Questo mettersi in ascolto è amore. Deporre le proprie idee e il proprio io per lasciarsi interrogare da altri pensieri e prospettive è la strada dell’amore autentico (p. 17).
• La fede, un cammino mai concluso. Il rischio del tempo presente è il fondamentalismo. Essere fondamentalisti significa possedere idee definitive, indiscutibili, fisse. Idee irremovibili su Dio, sulla religione, sulla politica. Il credente, invece, non può e non deve avere idee fisse, perché sa che Dio è sempre diverso, altro, e sempre da cercare, perché rimane enigma, mistero. Il credente è un cercatore instancabile della verità, un infatica-bile viandante del volto di Dio (p. 35).
• Ma Dio è cambiato? Si può dire provocatoriamente che uno deve prima diventare ateo per essere credente: “ateo” nei riguardi di quel Dio che egli si è creato. Senza questa spogliazione non può nascere la vera fede. Anche a questo riguardo si può citare la piccola parabola di Gesù: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12, 24). Quindi deve morire la nostra immagine di Dio, perché nasca una visione nuova» (p. 79).
• Che cosa significa “giustizia di Dio”? Nella Bibbia, quando un uomo è giusto? Quando è fedele a Dio. E Dio, quando è giusto? Quando è fedele non tanto a se stesso, ma all’uomo. Gli autori sacri dicono: «Anche se voi tradirete questo Dio, lo bestemmierete, lo rifiuterete, egli rimarrà sempre fedele». Questa è la “giustizia” divina (p. 83).
• Amare le domande. Dice Oscar Wilde «Tutti sanno dare delle risposte, ma per avere delle domande ci vuole un genio». Amare le domande è accettare un certo disagio interiore, perché esse rimettono in gioco le domande precedenti, sconcertano un modo di pensare e turbano una sintesi scientifica o teologica precedente. Amare le domande è possibile quando si è stati educati alla fallibilità (p. 116).

[fra Ermanno]

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